[CHI LAVORA AL TUO FIANCO PUÒ SMETTERE DI ESSERE UNA ZAVORRA E DIVENTARE UN VALORE AGGIUNTO PER IL TUO CENTRO ESTETICO. SCOPRI COME INNESCARE QUESTA TRASFORMAZIONE]

 

È un dato di fatto. MOLTE delle ESTETISTE con cui mi relaziono ogni giorno, e che con fatica e sacrificio hanno creato un’azienda partendo da zero, SONO PORTATE A VEDERE LE PROPRIE DIPENDENTI come una pesante VOCE DI COSTO da contenere pena la sopravvivenza stessa dell’attività.

Alcune sono convinte di essere circondate da collaboratrici NON PERFETTAMENTE ALL’ALTEZZA del ruolo per cui sono state assunte. Altre ESCLUDONO CATEGORICAMENTE LA POSSIBILITÀ DI DELEGARE parte dei propri compiti a chi non li svolgerebbe con la loro stessa abilità e passione, mandando in frantumi il sogno imprenditoriale per cui quotidianamente lottano.

FORSE SENTI DI FAR PARTE DI QUESTO GRUPPO, O FORSE NO.

In ogni caso ti consiglio di leggere questo articolo perché potrà farti riflettere sul ruolo che ogni  giorno “per forza di cose” devi ricoprire e sulle doti che dovresti avere in quanto imprenditrice. In merito a queste ultime sono pronto a scommettere che CHIUNQUE, trovandosi a CAPO DI UN’IMPRESA, VORREBBE …

… essere STRAORDINARIAMENTE BRAVO a fare qualcosa per riuscire a emergere nel mercato.

… possedere delle SPICCATE DOTI MANAGERIALI per riuscire a fare le opportune scelte strategiche.

… avere il GIUSTO PIGLIO DA LEADER per guidare con successo un gruppo eterogeneo di collaboratori.

Peccato che LA REALTÀ sia BEN DIVERSA dalla “condizione ideale” appena descritta, infatti avere una di queste tre attitudini non significa automaticamente possedere anche le altre due.

Per capirci meglio … ci sono estetiste bravissime a fare trattamenti che non riescono però a raccogliere le nuove sfide proposte dal mercato, ce ne sono altre che hanno grandi competenze gestionali che fanno però fatica a lavorare fianco a fianco con qualcuno, ce ne sono altre ancora che sono in perfetta sintonia con le dipendenti ma che vanno in affanno quando si parla di pianificazione strategica, e così via.

Se hai deciso di dar vita a un’attività SEI però OBBLIGATA AD AFFINARE ANCHE LE CAPACITÀ CHE NON SENTI PROPRIAMENTE TUE.

Le lacune si sa, sono fatte per essere colmate quindi FORMARSI e INFORMARSI è ancora una volta FONDAMENTALE PER DIVENTARE IMPRENDITORI A TUTTO TONDO ed essere simultaneamente bravissimi tecnici, eccellenti manager, carismatici leader.

In questa circostanza mi interessa approfondire quella che può essere definita come l’ARTE DI GUIDARE un team e prima di iniziare a parlarne VOGLIO FARE UNA PRECISAZIONE.

Tutto QUELLO CHE SCRIVERÒ sulla leadership e sul rapporto datore di lavoro – dipendente, HA SENSO SOLO SE LE PERSONE che ci affiancano hanno ALMENO UN PIZZICO DI PREPARAZIONE e DI MOTIVAZIONE perché in caso contrario tutto quello che di costruttivo proveremo a fare risulterebbe vano.

COME SI FA ALLORA A SCEGLIERE IL GIUSTO COLLABORATORE che dovrà affiancarci?

Di sicuro la situazione economica di partenza gioca un ruolo determinante.

Ci sono casi in cui i MEZZI A DISPOSIZIONE SONO SCARSI e si è costretti ad assumere estetiste neodiplomate, volenterose ma comunque alle prime armi, e ci sono invece CASI IN CUI LE POSSIBILITÀ DI INVESTIRE NEL PERSONALE NON MANCANO e si può quindi scegliere qualcuno con più esperienza.

NELLA PROSSIMA EDIZIONE del giornalino troverai UN INTERO ARTICOLO su una fase delicata e strategica come quella della SELEZIONE DEL PERSONALE, ORA quello che mi interessa fare è parlare della GESTIONE DEI DIPENDENTI e capire come poterci districare al meglio tra i fili di questo complesso rapporto.

Sai qual è, al di là di ogni nobile intento, L’OBIETTIVO DI QUALUNQUE IMPRENDITORE?

FARE UTILE!

DUE STUDI indipendenti condotti in Gran Bretagna e riportati da “Il Sole 24 Ore” HANNO DIMOSTRATO che IL COINVOLGIMENTO DEI DIPENDENTI, inteso come profonda partecipazione e senso di responsabilità, PUÒ FAR GUADAGNARE ALLE IMPRESE IL 58% IN PIÙ.

Una delle due indagini è stata fatta analizzando i bilanci di 250 aziende internazionali e ha messo in luce che quelle che in cui i dipendenti sono maggiormente coinvolti, ottengono delle performance nettamente migliori rispetto a quelle registrate nelle aziende con un basso coinvolgimento dei lavoratori.

In questo momento storico, in cui moltissime imprese credono che per sopravvivere l’unica strada da percorrere sia quella del taglio/contenimento dei costi, DOVREMMO SERIAMENTE RIFLETTERE SUL DATO a cui ho fatto riferimento qualche riga sopra.

UN ALTRO INTERESSANTE STUDIO, portato a termine nel 2017 dalla Liuc Business School insieme  all’ IESEG School of management e all’ Aiads, HA SVELATO quali sono i comportamenti che un titolare dovrebbe adottare per far lavorare al meglio i propri dipendenti e quali sono invece quelli da evitare. A un gruppo di 600 persone, eterogeneo per età, qualifica, mansioni e settore lavorativo è stato chiesto di compilare in forma anonima un questionario on line composto da domande capaci di analizzare il TIPO DI RAPPORTO esistente TRA DIPENDENTI E DATORI DI LAVORO.

Pare che IL COMPORTAMENTO PIÙ APPREZZATO dai collaboratori sia la capacità del capo di lasciare ai propri sottoposti un ampio grado di libertà nel modo in cui conseguire gli obiettivi prefissati. QUELLO MENO GRADITO è risultato essere l’incapacità del capo di definire e indicare in modo chiaro ruoli e responsabilità di ciascun lavoratore.

IL DATO PERÒ PIÙ SIGNIFICATIVO E SCONCERTANTE rivelato dallo studio è senza ombra di dubbio questo: L’80% degli intervistati HA “CONFESSATO” DI NON ESSERE PROPENSO A consigliare ad amici e familiari IL PROPRIO CAPO COME PERSONA CON CUI LAVORARE.

Quando si tratta dei “MILLENNIALS” la situazione si fa ancora PIÙ COMPLICATA.

Con questo termine si identificano tutti quei ragazzi nati dopo l’anno 2000 che hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, anche definiti come la GENERAZIONE DELLE 3 C.

Connected cioè connessi con tutto il resto del mondo, Confident cioè sicuri di se stessi e intenzionati a emergere, open to Change cioè aperti al cambiamento.

I giovani Millennials che hanno una qualifica, non solo non sono disposti a essere “sfruttati”, cosa che peraltro sarebbe normale, ma NON SI ACCONTENTANO neanche di avere una buona retribuzione. Se non hanno stimoli, se non trovano la giusta soddisfazione LASCIANO IL PROPRIO POSTO IN AZIENDA SENZA TROPPI TENTENNAMENTI, forse abituati all’idea che lavorare a vita in posto sia oramai impossibile.

Per far crescere la nostra attività e per avere successo sembra quindi FONDAMENTALE riuscire a CREARE UN LEGAME FORTE CON CHI SI METTE AL NOSTRO SERVIZIO.

DATI ALLA MANO quello che da titolari dovremmo chiederci è questo: in un mercato del lavoro sempre più instabile come quello attuale, COME POSSIAMO CREARE con i nostri dipendenti QUESTO LEGAME e come possiamo soprattutto ALIMENTARLO nel tempo?

Da qualche anno in alcune grandi aziende degli States una figura professionale a dir poco innovativa ha fatto la sua comparsa. Si tratta del “Chief Happiness Officer” tradotto “DIRETTORE DELLA FELICITÀ” la cui mansione è cercare e ottenere il benessere dei dipendenti non con l’esborso di somme di denaro, ma attraverso l’ascolto dei loro bisogni e desideri e mediante la corretta organizzazione degli spazi di lavoro. Qualche esempio pratico? Cibo biologico nelle mense aziendali, servizio lavanderia interno, area fitness, spazi verdi, sportello di ascolto psicologico.

REALE GROUP DI REALE MUTUA ASSICURAZIONI, azienda che conta 3.000 dipendenti, ha messo a disposizione dei lavoratori un servizio di supporto psicologico a cui potersi rivolgere in caso di crisi personale, sociale e lavorativa. Nel 2017 dopo un’iniziale sperimentazione di 6 mesi, visto il successo riscosso tra i dipendenti, sono stati predisposti due presidi fissi e un numero telefonico da contattare per poter ricevere sostegno da psicologi, assistenti sociali e coach.

Questo esempio ci fa capire che in atto c’è un inarrestabile processo di valorizzazione delle risorse umane. Ovviamente nelle piccole realtà aziendali è impensabile inserire una figura come quella del “Direttore della Felicità” o appoggiarci a psicologi o personal coach, ma con delle PICCOLE ACCORTEZZE è possibile comunque prendersi cura dei propri dipendenti e ottenere da loro il massimo. Ecco come:

  1. STABILENDO UN PRECISO PIANO DI RICOMPENSE E INCENTIVI

Questa è una validissima alternativa all’aumento dello stipendio (cosa che prima o poi si aspetta di ricevere chi svolge il proprio lavoro in modo ineccepibile).

Lo scopo di questi incentivi è dare ai dipendenti una ragione in più per impegnarsi nel proprio lavoro e per raggiungere gli obiettivi fissati. Dalle loro azioni dipenderà il successo aziendale e dal successo aziendale dipenderà l’importo della busta paga.

Quando si renderanno conto di questo meccanismo, sentiranno “un po’ più loro” un’attività che fino a quel momento ai loro occhi dava soddisfazione e guadagno solo al titolare.

Questi incentivi dovrebbero essere riconosciuti oltre che per gli obiettivi stabiliti a monte, anche per tutte quelle proposte sensate che partono proprio dai dipendenti. Se ad esempio una tua collaboratrice dovesse candidarsi come responsabile delle vendite di un servizio che in istituto continua a essere trascurato, andrebbe motivata offrendole una ricompensa in caso di successo.

  1. SPIEGANDO PERCHÈ IL LORO LAVORO È IMPORTANTE

Quando ci troviamo a capo di un’azienda che non si trova più allo stato embrionale, pensare di poter fare tutto da soli è deleterio a meno che non si abbia il dono dell’ubiquità!

Ecco allora che per poter crescere, anzi per poter semplicemente sopravvivere, è fondamentale assumere personale e quindi delegare. Le persone che ci circondano e che collaborano con noi non sempre sono consapevoli dell’importanza del contributo che apportano.

È nostro dovere sensibilizzarli e ricordare loro qual è la mission aziendale, perché solo una visione d’insieme può far capire il reale peso di ogni singola azione anche se apparentemente marginale. Sicuramente chi gestisce come te un centro estetico è spinto da una motivazione ben precisa:  curare l’aspetto fisico delle persone e aiutarle a sentirsi meglio con loro stesse. Invitando le tue dipendenti a seguire quest’ottica, anche l’operatrice che si occupa di una semplice epilazione potrà sentirsi importante e non mancherà di svolgere al meglio la propria mansione.

  1. CREANDO UN AMBIENTE DI LAVORO SERENO, PULITO E ALLEGRO

Pareti spoglie e grigie, mobili vecchi e polverosi, attrezzature da cabina antiquate e mal funzionanti, macchinetta del caffè fuori uso, stampante che va in errore ogni due per tre, questi sono alcuni dei più comuni segnali di trascuratezza.

Pensi che un dipendente sia contento di lavorare in un ambiente simile? Assolutamente no.  Lavorare in un posto curato è sicuramente più stimolante che lavorare in uno in cui a regnare sono il disordine e l’abbandono.

  1. ORGANIZZANDO DELLE RIUNIONI

L’ideale sarebbe riuscire a ritagliare ogni mattina 10 minuti di tempo per parlare con le dipendenti della giornata lavorativa che sta per iniziare. Se non è possibile farlo con cadenza giornaliera è fondamentale organizzare una riunione almeno una volta alla settimana e programmarla per la mattina del primo giorno lavorativo. Lo scopo?

  • Ricordare gli obiettivi che ogni dipendente deve cercare di raggiungere nell’arco temporale preso in considerazione: chiudere almeno 3 pacchetti di trattamenti? Vendere almeno 4 prodotti domiciliari? Fissare un nuovo appuntamento di depilazione senza aspettare che sia la cliente a chiamare?
  • Parlare, agenda alla mano, delle esigenze di chi arriverà in istituto: “Maria ha preso appuntamento per la ceretta alle gambe, lo scorso anno in questo periodo aveva fatto dei trattamenti specifici corpo .. sarebbe il caso di proporle un nuovo ciclo e di farle conoscere la promo speciale attiva fino a fine mese.”
  • Scoprire lo stato d’animo di ciascuna collaboratrice: ogni giorno al nostro fianco ci sono persone fatte di emozioni e sentimenti, non dei robot! Se sai che la mamma di una tua dipendente ha avuto un problema di salute, chiedile come sta. Se sai che negli ultimi giorni la tua collaboratrice è stata poco bene per via della cervicale infiammata ed è comunque venuta a lavoro, domandale se sta meglio. La farai sentire importante e le darai un ulteriore motivo per non voler deludere chi, come te, si preoccupa anche della sua vita privata.

Fare il punto della situazione e interagire con chi ci circonda è quindi fondamentale per iniziare la giornata o la settimana lavorativa con la giusta carica.

  1. COINVOLGENDOLI NEL PROCESSO DECISIONALE

Essere a capo di un’azienda significa, tra le altre cose, prendere delle decisioni più o meno importanti. Farlo in completa autonomia non è sempre facile, ecco allora che affiora il bisogno di parlare con qualcuno. Nella stragrande maggioranza dei casi, a meno che non ci sia un consiglio d’amministrazione con cui confrontarsi, vengono interpellati soci, amici, familiari e si finisce per tralasciare l’opinione dei dipendenti.

Coinvolgendoli invece nel processo decisionale, cosa accadrebbe? Sicuramente si avrebbe la possibilità di guardare la realtà da una prospettiva diversa, potrebbero arrivare nuove idee e interessanti proposte e, ancora una volta, si valorizzerebbero tutte quelle persone che ogni giorno lavorano contribuendo allo sviluppo dell’attività.  In questo modo anche i cambiamenti più stravolgenti saranno accolti con minore resistenza perché, indipendentemente dall’aver messo in pratica i loro suggerimenti, i dipendenti apprezzeranno di essere stati comunque interpellati.

Immagina ad esempio di dover decidere se cambiare o mantenere la linea di prodotti cosmetici per il corpo, che utilizzi in istituto da diversi anni. Non avresti mai pensato di metterla in discussione ma il tuo rappresentante di fiducia ti ha convinta a provare il brand che distribuisce e ne sei rimasta molto colpita.

Decidi il da farsi in completa autonomia oppure, prima di arrivare a una conclusione, rendi partecipe chi insieme a te usa quei prodotti ogni giorno?

Sicuramente la seconda soluzione sarebbe quella più ragionevole perché ascolteresti il parere di qualcuno direttamente coinvolto nella “faccenda” e, cosa non meno importante, eviteresti di essere “vittima” dell’atteggiamento ostile delle dipendenti che, trovandosi a dover usare nuovi prodotti senza aver potuto esprimere un parere,  potrebbero mostrarsi riluttanti al cambiamento.

  1. METTENDO OGNI DIPENDENTE NELLA CONDIZIONE DI LAVORARE BENE

Al di là delle attrezzature, che come evidenziato nel punto tre, dovrebbero essere perfettamente funzionanti e quanto più possibile aggiornate, è fondamentale occuparsi della formazione dei propri collaboratori. Un dipendente a cui viene data la possibilità di partecipare a corsi di formazione è un dipendente che può crescere professionalmente, che può essere motivato a fare bene, che può sentirsi sicuro delle proprie competenze, quindi rendere di più.

  1. CERCANDO DI SCOPRIRE COSA MOTIVA CIASCUN DIPENDENTE

Troppo spesso in azienda chi si occupa dell’assunzione e della ripartizione delle mansioni non bada a quelle che sono le aspirazioni di ciascun dipendente. Nelle piccole imprese dove si segue la logica dell’interscambiabilità dei ruoli, e in quelle grandi dove c’è una rigida divisone dei compiti e dove il rapporto tra lavoratori e superiori è formale, le preferenze lavorative vengono quasi sempre soffocate. Parlare invece con i dipendenti per capire quali sono i fattori che li motivano e scoprire quale compito vorrebbero vedersi attribuire per trovare la giusta carica, sarebbe importantissimo.

Ipotizziamo che una delle tue dipendenti sia appassionata di make-up e che tu lo abbia scoperto parlandoci e vedendo con quale entusiasmo trucca le clienti. Per motivarla dovresti darle la possibilità di partecipare a dei corsi formativi e dovresti affidarle in esclusiva il servizio make-up che offrite in istituto.

  1. ASCOLTANDO e RISPETTANDO I DIPENDENTI

Quant’è importante per un dipendente essere rispettato dal proprio capo?

Quant’è rassicurante per un dipendente sapere di poter parlare con il proprio capo?

Se anche tu sei stata alle dipendenze di qualcuno, dare una risposta a queste due domande è facilissimo: TANTO.

Il lavoro ha un limite che si chiama dignità e nessuno deve permettersi di valicarlo. Trattare bene i  dipendenti considerandoli come persone uniche e accettare anche le loro debolezze, ascoltarli per capire cosa li rende realmente felici è doveroso oltre che necessario quando dagli altri ci si aspetta rispetto.

  1. DANDO DEI FEEDBACK, SIANO ESSI POSITIVI O NEGATIVI

Partiamo dagli ELOGI.

Lo scrittore britannico Aldous Huxley disse “la maggior parte degli essere umani ha una capacità infinita di dare per scontate le cose”.

È forse il ritmo frenetico della vita a renderci così distratti?

Oppure è il nostro voler apparire imperturbabili a renderci così glaciali?

Prova a vedere quale effetto incredibile ha l’esternazione di un pensiero positivo.

Dì a una dipendente che sei contenta del lavoro che ha svolto e magari fallo davanti alle sue colleghe, la farai sentire realmente apprezzata, la spingerai a non volerti deludere e di riflesso invoglierai tutto il team a dare il massimo. Ricorda che è importante farlo anche quando per una serie di ragioni non è stato possibile raggiungere l’obiettivo stabilito, rimarcare che hai apprezzato l’impegno profuso è un’ulteriore incentivo a fare meglio.

Quando si tratta invece di dover fare un RICHIAMO?

Anche in questo caso non bisogna tacere perché chi lavora deve sapere se il proprio operato è soddisfacente o se c’è la necessità di migliorare in qualcosa.

Nel farlo è importante rispettare la privacy della persona chiamata in causa evitando quindi di parlare davanti a terzi, perché si rischierebbe in questo modo di offenderla e umiliarla.

  1. CREANDO ENGAGEMENT

Per “engagement” s’intende l’attaccamento emotivo del dipendente all’azienda e agli ideali  perseguiti dalla stessa. Da un’indagine condotta dall’università IULM su un campione di 375 imprese italiane con più di 500 dipendenti è emerso che, su una scala da 1 a 5, il livello di coinvolgimento si aggira intorno a 3.5.

Questo dato tende a peggiorare quando si ha a che fare con aziende che lavorano solo sul territorio nazionale e che seguono una politica di riduzione dei costi.

Per poter migliorare il livello di engagement è fondamentale:

– Puntare sulla comunicazione interna e mostrare ai dipendenti di essere aperti al dialogo e al confronto.

– Gestire al meglio le risorse umane cercando di assecondare le inclinazioni dei lavoratori come suggerito nel punto 7.

Quindi, RIASSUMENDO, è possibile affermare che il LIVELLO DELLA PRESTAZIONE DI UN DIPENDENTE È DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ALLA MOTIVAZIONE.

Quanto maggiore sarà infatti la capacità di un capo di innalzare il grado di soddisfazione lavorativa dei suoi collaboratori, tanto maggiore sarà il rendimento degli stessi. Per riuscirci bisogna COMBATTERE I COSIDDETTI “FATTORI DEMOTIVANTI” ossia tutti quegli elementi capaci di trascinare verso il basso il morale dei dipendenti.  Ecco i principali da ricordare: mancato incentivo, mancato riconoscimento, mancato interesse verso i lavoratori, mancato coinvolgimento dei lavoratori, clima di incertezza e cattiva organizzazione interna, trascuratezza degli ambienti,  spersonalizzazione del lavoro.

Da un’indagine condotta da una delle società del gruppo Aon (primo gruppo in Italia e nel mondo per la consulenza dei rischi e delle risorse umane) è emerso che IL NOSTRO AMATO CONTINENTE, si posiziona ALL’ULTIMO POSTO PER IL LIVELLO DI SODDISFAZIONE PERCEPITA DAI  DIPENDENTI, sorpassati dal Sud America e persino dall’Asia. Le uniche eccezioni sono risultate essere la Danimarca e la Finlandia.

Sicuramente ti sarà capitato di ascoltare o di partecipare attivamente a dibattiti sull’attuale situazione lavorativa. La frase che puntualmente viene pronunciata è questa: “IL POSTO FISSO NON ESISTE PIÙ”. Effettivamente, con i nuovi contratti di lavoro super flessibili, aspirare a un impiego stabile sembra essere un pensiero da folli. La cosa che non ci si aspetta, è invece sapere che non sono pochi i casi in cui AD ABBANDONARE IL LAVORO, ANCHE A TEMPO INDETERMINATO, SONO PROPRIO I LAVORATORI (come nel caso dei Millennials).

Le persone brave e competenti decidono di andarsene non perché scontente dello stipendio o stufe del tipo di lavoro, ma perché stanche di lavorare alle dipendenze di chi non riesce a dare l’ispirazione, la motivazione e la soddisfazione necessarie per andare avanti e per credere in un progetto comune. NEL LAVORO NON BISOGNA MAI DIMENTICARE CHE OLTRE ALL’ASPETTO PROFESSIONALE C’È UN IMPORTANTISSIMO FATTORE UMANO ED È PROPRIO QUESTO, ALLA FINE DEI CONTI, A FARE LA DIFFERENZA perché … CHI VIVE MEGLIO, LAVORA MEGLIO!

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